feb 06 2008
Il PD è un partito nuovo
di Gino Usai
Il Partito Democratico è una cosa nuova.
Nuova in tutti i sensi.
Perché nuovo è il suo approccio alla politica e alla società di oggi, complessa e articolata.
Il PD nasce da un’impellente necessità di sintesi dei partiti, i quali da strumento costituzionale di organizzazione della democrazia sono diventati sempre più strumento di potere, persino familiare, financo personale (basti pensare ai comportamenti di alcuni senatori che hanno tormentato Prodi) in barba alle più elementari regole della democrazia e della rappresentanza.
Il PD nasce inoltre dall’esigenza di unire le grandi culture popolari italiane: quella cattolica e quella laica.
Tale esigenza venne avvertita già negli anni Settanta da Moro e da Berlinguer, ossia dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista. Era loro intenzione alleare quelle culture politiche che si erano saldate nella lotta partigiana e nell’Assemblea Costituente, e che si contrapposero poi nel 1848, quando si andò profilando la drammatica divisione del mondo in due blocchi ideologici e militari antagonisti: USA e URSS.
Sullo sfondo del progetto politico di Moro e Berlinguer, che la stampa definì “Compromesso storico”, vi era la necessità di far fronte ad un rischio assolutamente concreto e imminente: un golpe militare alla stregua di quello realizzato in Cile nel 1973.
Non dimentichiamo che in Italia nel 1974 ci fu la “Rosa dei vénti” con Junio Valerio Borghese, poi Gladio, l’attentato all’Italicus, Licio Gelli, Servizi segreti deviati ecc. Tutto il marciume di un’Italia deviata che si opponeva all’affermazione democratica delle forze progressiste del movimento operaio.
E’ notizia di pochi giorni fa: la liberatoria dal segreto delle carte di Stato in Gran Bretagna. ha portato alla luce informazioni clamorose. Ora sappiamo con certezza che alla vigilia delle elezioni politiche del 1976 l’Alleanza Atlantica era molto preoccupata da ciò che riteneva un male assoluto per la sua stessa sicurezza: la vittoria in Italia del PCI.
In un documento, datato 6 maggio 1976, elaborato dal Foreign Office intitolato “Italy and the communists: options for the West” si legge:
“Per sua natura un colpo di Stato può condurre a sviluppi imprevedibili. Tuttavia, in linea teorica, lo si potrebbe promuovere. In un modo o nell’altro potrebbe presumibilmente arrivare dalle forze della destra, con l’appoggio dell’esercito e della polizia. Per una serie di motivi l’idea di un Colpo di Stato asettico e chirurgico, in grado di rimuovere il PCI o di prevenirne l’ascesa al potere, potrebbe risultare attraente. Ma è un’idea irrealistica”.
La sconsigliavano la forza del PCI, del sindacato, uno scenario di possibile guerra civile e l’intervento armato dell’URSS.
In quella tornata elettorale il PCI ottenne 12 milioni e mezzo di voti, pari al 34,4%. Vinse nuovamente la DC, che col 38,7 % dei voti si confermò primo partito. Lor signori tirarono un bel sospiro di sollievo!
Questi erano gli anni in cui – ricordi Gigi Tagliamonte? - noi giovani studenti di Ponza ci attardavamo innocentemente a punzecchiare i notabili locali con “Punto Rosso” e ad allietare i bambini con Pinocchio, mentre poteri occulti tramavano per soffiarci da sotto il naso la democrazia, conquistata con il sangue della Resistenza.
Ma Moro e Berlinguer sapevano cosa poteva accadere all’Italia, e capivano che per sventare un possibile colpo di stato era necessario unire le masse popolari.
Ci penseranno le BR a spazzare via quel sogno.
Oggi qualche politologo da strapazzo, e vari politicanti al seguito, per inficiare il progetto del PD lo definiscono sprezzantemente “Compromesso storico bonsai”.
Noi speriamo che non sia un bonsai, e diventi invece un bell’albero robusto e frondoso. Perchè sarebbe un errore imperdonabile continuare a dividere forze che hanno la stessa visione dello sviluppo moderno dell’Italia.
Nel PCI in cui ho militato, non ho trovato una sola persona che fosse non credente. Erano tutti cattolici professanti e devotissimi a S. Silverio.
La divisione delle forze popolari fu un errore che non possiamo permetterci di ripetere.
Il nuovo contenitore politico dove riunire queste grandi forze oggi c’è e si chiama Partito Democratico. In questo ci si potrà dividere solo sui problemi etici, di fronte ai quali è giusto che ognuno si ponga con la propria sensibilità rispondendo solo alla propria coscienza. Basta con le divisioni insensate.
Necessita pertanto un nuovo approccio alla politica. Mettere insieme ciò che può stare insieme in un programma comune, e dividere ciò che non può assolutamente più stare insieme. Siamo una forza di governo con vocazione maggioritaria. Non siamo una forza antagonista.
Vogliamo dialogare con tutti. E sulle grandi questioni che attengono l’interesse nazionale, sulle grandi riforme, sulle regole del gioco, anche con Berlusconi, se possibile.
Basta dunque con le inutili demonizzazioni. Demonizzare Berlusconi significa demonizzare mezza Italia che lo vota. E’ un errore politico da non ripetere. Dobbiamo essere alternativi e concorrenziali alla destra. Ma dobbiamo anche sapere che se Berlusconi ha tanto consenso tra gli elettori, un motivo deve pur esserci. E non sono certo le televisioni e il suo impero di carta stampata. Gli italiani sono meno stupidi di quanto si possa credere. Berlusconi con lo stesso impero mediatico ha vinto due volte le elezioni e due volte le ha perse. Vuol dire che è la proposta politica che fa vincere o fa perdere, non le televisioni. Berlusconi ora si accinge a vincere (speriamo di no!) per la terza volta le elezioni, ma dovrà ringraziare Mastella, Turigliatto, Dini e chi più ne ha più ne metta.
E’ necessario intanto, caro Gigi, aggiornare anche il nostro linguaggio. Non dobbiamo “torcerci le budella” e fare guerre contro nessuno, neanche a Ponza. E non è vero che a Ponza ci sia il nulla. Un’amministrazione c’è. Insufficiente, stanca e lacera forse, ma non è stato “il nulla”. Sarebbe troppo ingeneroso sostenerlo. Noi come PD non abbiamo la forza di sostituirla, oggi. Chi ce l’ha questa forza si faccia avanti. Si sappia però che non basterà sostituirla: bisognerà essere migliori e governare bene. Vedi qualcosa di migliore nei paraggi?
Potrebbe persino toccarci in sorte di ripartire da quel po’ che abbiamo, anziché tornare sempre punto e a capo.
Noi del PD abbiamo a cuore le sorti della nostra isola, e tra poco dovremo operare una scelta politica impegnativa. Non sarà facile. Avremo certamente bisogno, caro Gigi, anche del tuo prezioso aiuto.
Gino Usai


8 febbraio 2008, ore 2:17
Si, rispetto a qualche giorno fa la situazione è cambiata, quello che scrivevo era valido fino al decreto di scioglimento delle camere. Resto convinto che in quella situazione l’aggressione continua da parte di Berlusconi andasse contrastata con più energia. O, forse mi sbaglio, era Prodi che andava difeso. E, ancora, sono convinto che il Presidente Napolitano, se avesse voluto rispettare alla lettera la Costituzione avrebbe dovuto sciogliere il solo Senato. Ma la storia è uno strano gioco, per quanto recentissima, non ha posto neanche per un solo “se”.
Ora, la situazione è cambiata, per chi vorrà essere parte del PD di Ponza la vera questione da discutere nei prossimi giorni è cosa fare per le prossime elezioni amministrative. I “se” per il futuro, anche se imminente, hanno tutti il diritto di essere proposti.
Devono essere analizzati, capiti, immaginati, sentiti; anche la scelta più ignava è politica ed avrà effetto sul voto.
Non sto a fare l’elenco di tutte le possibili opzioni (anche perché mi piacerebbe che qualcuno abbia in mente qualcosa che io non riesca nemmeno ad immaginare) ma nella ipotesi che il PD di Ponza voglia decidere di non partecipare, questo non può essere alibi per non impegnarsi nella campagna nazionale.
Questa esortazione non è per chi è stato sempre in prima linea, ma per quelli che spesso sono stati esclusi o si sono esclusi. Occorre condividere scelte ed azioni perché si attivi un raccordo tra delegato e delegante, e non basta.
Luigi Tagliamonte
8 febbraio 2008, ore 17:51
Caro Gigi,
la politica non può essere tecnicismo o mera applicazione delle regole costituzionali. La politica deve saper interpretare la volontà dei cittadini.
Se il Capo dello Stato avesse sciolto solo il Senato, sarebbe stato accusato, nella migliore delle ipotesi, di essere burocratico e notarile.
Ma avrebbe potuto essere accusato (come è stato già accusato) di “accanimento terapeutico” nei confronti di una legislatura morente.
O peggio: di essere uomo di parte, che a tutti i costi vuole tenere in piedi una legislatura politicamente finita.
E che la legislatura fosse politicamente finita lo hanno sostenuto autorevoli esponenti della stessa maggioranza (vedi le dichiarazioni di Bertinotti alla stampa).
Ma Napolitano è persona saggia ed equilibrata, e sapeva che l’unico tentativo per salvare la legislatura era varare un governo di larghe intese che avesse come fine programmatico varare le tanto attese riforme costituzionali e riscrivere la legge elettorale.
Ora, la XV° legislatura è terminata. E’ stata la più breve della storia della Repubblica. La precedente, guidata da Berlusconi, è stata la più longeva.
E siccome la governabilità (a prescindere) è considerata dagli italiani (giustamente) un valore assoluto, i conti sono presto fatti.
Se la sinistra – questo enorme mistero, questo immenso baraccone – non è in grado di governare, si faccia da parte. Gli italiani hanno già troppi problemi e non vogliono perdere tempo.
Bene ha fatto Veltroni a dire BASTA!
Andare da soli alle elezioni non è tattica: è strategia!
O il PD avrà la capacità di reinventare la politica e porre fine all’antagonismo, o l’Italia non ne verrà più fuori.
Ci protegge l’integrazione Europea, diversamente ci sarebbe veramente da temere una nuova strategia della tensione con tentazioni golpiste.
La svolta impressa da Veltroni all’intero sistema politico italiano è salutare. Sosteniamola con tutte le nostre forze, ne va del futuro del nostro Paese e dei nostri figli.
Per quanto concerne le elezioni amministrative di Ponza, c’è poco da stare allegri.
Diciamo la verità: a questa compagine amministrativa, (ahimè!) non ci sono alternative.
I soggetti che si accingono a scendere in campo non lo sono. Lo potrebbe essere solo il PD. Ma il nostro partito, che sta appena nascendo, non è pronto. Pure, non può mancare di essere in campo. Ma come? In che modo?
E’ facile dire: hanno governato male, vadano via, arriviamo noi!
La politica è una cosa seria, con la quale non si può giocare, perché ne vanno di mezzo le sorti del paese. E una forza responsabile non può giocare al “tanto peggio tanto meglio”.
Non sarà facile scegliere, caro Gigi.
Aiutaci a dipanare la matassa.
Domenica eleggeremo il nostro gruppo dirigente. Ti aspettiamo, insieme a tanti altri.
Gino Usai