mar 25 2008

Tre metri sopra il cielo

Tag:Enzo Di Giovanni @ 18:34

di Vincenzo Ambrosino

Il più grande ottimista italiano, Berlusconi, ci avvisa che la situazione economica è negativa: bisogna prepararsi “a momenti difficili”.

Ecco che probabilmente anche noi Italiani, rissosi, individualisti, campanilisti, “destri e sinistri”, dobbiamo imparare a dialogare, collaborare, trovare intese, fare le riforme istituzionali, risparmiare, tagliare.

 

Questo è il messaggio del più ottimista degli uomini, figuriamoci quali influssi psicologici si avranno sui cittadini che non arrivano alla terza settimana del mese: saranno ulteriormente costretti a rinunciare, ma forse impareranno a riscoprire l’austerità di una vita più frugale.

 

Partendo dal generale per arrivare al particolare a parlare della nostra isola io penso che questo messaggio debba essere recepito dai nostri amministratori: il futuro non si prospetta roseo e a pagare per primi saranno le regioni che sono meno protette, le comunità che sono meno attrezzate come possono essere le isole minori.

Meno risorse pubbliche da spendere, per cui tagli che condizioneranno servizi essenziali.

 

Qualcuno potrà dire: “Invece di andare avanti andiamo indietro?”

 

Non tutto il male viene per nuocere anzi questo momento di semplificazione della politica a livello nazionale, questa responsabilizzazione nella ricerca di convergenze da parte dei Leader politici nei confronti di problematiche di difficile risoluzione, deve essere accettata con fiducia.

 

Se il mondo è sull’orlo della crisi economica, il sistema isola da tempo è andato in crisi per cui richiede dopo la sbornia elettorale, un lungo momento di riflessione che ci consenta di pensare al futuro, investendo negli uomini “di buona volontà”.

Anche la nostra isola deve imparare a non sciupare, sprecare, distruggere risorse; riscoprire il bello nel riappropriarsi della parola detta non quella solo pensata.

 

Ma andiamo oltre: dietro le operazioni finanziarie, dietro le scelte politiche, dietro i dilemmi di un sindaco, dietro l’etto di prosciutto, si avverte sempre di più il bisogno di affrontare la questione del fattore umano. Chi fa le leggi? Chi preme i bottoni? Chi è il mio salumiere? Chi decide per il mio futuro? Chi deciderà per il futuro di mio figlio?

 

Il problema è motivare l’uomo a scoprire se stesso e trovare l’uomo nell’altra persona che gli sta di fronte; il problema della vita non è astratto ma è quello di stimolare l’uomo ad alzarsi al mattino con un motivo serio.

Ci alziamo al mattino, perché? Per fare soldi? Per mostrarci alla guida della nostra moto? Per ostacolare le decisioni del capo? Per fare il nostro dovere?

La crisi della nostra società depressa è crisi di motivazioni: non ci piace studiare, non ci piace lavorare, non ci piace la politica, diventiamo tutti grillino!

 

Invece questo è il momento del pensiero libero, della ragione che inchioda le nostre azioni alla concretezza della realtà nel risolvere quotidiani problemi, nel combattere contro l’imprevisto, nel sapersi mettere in discussione, sapendo accettare i propri errori ma soprattutto: pensieri e ragione messi al servizio del miglioramento della qualità della vita. Non si migliora la qualità della vita di un individuo se non cambia la qualità del contesto, della comunità in cui vive.

Dopo le elezioni, tutti intorno a un tavolo per governare la crisi e per cominciare a volare tre metri sopra il cielo.

Vincenzo Ambrosino

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