mar 27 2008
Le Fosse Ardeatine
di Gino Usai
Il 24 marzo 1944 in Via Rasella, nel cuore di Roma, in una città blindata dall’occupazione nazista e sotto il bombardamento Alleato, i valorosi partigiani del Gap (Gruppi d’Azione Patriottica), durante il passaggio di un battaglione delle SS collocarono in un carrettino della spazzatura una bomba che uccise 33 uomini dell’11 Compagnia del 3° Battaglione del Polizeiregiment “Bozen”. La risposta nazista all’attentato fu dettata direttamente da Adolf Hitler che ordinò di sopprimere 10 italiani per ogni militare tedesco ucciso. Il giorno dopo furono arrestati 330 italiani i quali furono portati direttamente nelle cave sulla Via Ardeatina. Successivamente a questi se ne aggiunsero altri cinque.
Furono così trucidate 335 persone. Fu un vero massacro, quello organizzato dall’ufficiale in comando delle SS Herbert Kappler e dal suo più stretto collaboratore Erich Priebke.
Ogni anno, in questo giorno, i parenti delle vittime, la società civile e istituzionale e gli antifascisti, si recano in questo luogo per ricordarlo a tutti, soprattutto ai giovani, per non dimenticare.
Nel corso della cerimonia per il 64° anniversario delle Fosse Ardeatine, il Presidente Napolitano ha detto: “Vedere ogni anno qui tanti giovani e parenti delle vittime è importante e confortante, perché qui è accaduto qualcosa che non dimenticheremo mai, come non dimenticheremo mai coloro che hanno sacrificato la loro vita (…) Il martirio delle Fosse Ardeatine è il fatto più rappresentativo di una vicenda terribile di persecuzione e di ricorso anche al crimine più efferato da parte dei nazisti occupanti e di chi li aiutava in questa tristissima impresa”.
Presente anche l’esponente del Pd, Francesco Rutelli: “Oggi siamo un paese libero anche grazie al sacrificio dei 335 che furono gettati qui come bestie, come persone a cui era tolta ogni dignità e dalla loro dignità ricaviamo la nostra libertà”.
Tra i 335 martiri delle Fosse Ardeatine vi sono anche quattro “ponzesi”.
Si tratta di Silvio Campanile, Mario Magri, Placido Martini e Francesco Savelli.
Silvio Campanile era un commerciante di Roma, iscritto al partito comunista. Il 1° Dicembre 1926, ritenuto istigatore di un presunto attentato a Mussolini, venne assegnato a 5 anni di confino a Lampedusa, poi a Ustica e a Lipari. Infine venne mandato a Ponza, dove rimase fino al 28 Novembre 1931. Una volta liberato, rientrò a Roma e riprese i contatti col Partito. Dopo meno di due mesi, il 22 Gennaio 1932, venne nuovamente arrestato, imprigionato e assegnato per altri 5 anni al confino di Ponza, dove sposò la ponzese Maria Bosso (sorella di Candida, Giuseppina e Vincenzo Bosso, uno dei fondatori della sezione del PCI di Ponza). Ridotto il periodo di confino a tre anni, il 3 Gennaio 1935 venne liberato. Rientrato a Roma, venne espulso dal Partito perché “ravveduto”, ma la polizia continuò a tenerlo sotto stretto controllo. Dopo l’8 settembre del 1943, entrò subito nelle file della Resistenza romana. Venne arrestato insieme a Mario Magri e a Placido Martini e fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 Marzo 1944.
Mario Magri, repubblicano, massone e nazionalista, fu un valoroso combattente della prima guerra mondiale, alla quale partecipò come volontario, raggiungendo il grado di capitano d’artiglieria. Fu decorato con due medaglie d’argento e divenne aiutante di campo di Gabriele D’Annunzio nell’impresa di Fiume. Per aver progettato di attentare alla vita di Mussolini, nel 1932 venne mandato al confino a Ponza, poi a Lipari, quindi nuovamente a Ponza dove si fidanzò con Rita Parisi, contro il parere dello zio prete, suo tutore, in quanto orfana fin da bambina dei due genitori. Nonostante le pressioni e le minacce, Rita e Mario si sposarono. Nel 1939 la colonia di Ponza venne chiusa e Magri trasferito alle Tremiti, senza la moglie, per punizione. Alla caduta del fascismo, dopo 17 anni di segregazione, Magri riacquistò la libertà, insieme a Rita. Dopo l’8 settembre parteciparono alla Resistenza romana, insieme a Placido Martini e Silvio Campanile nella formazione “Unione Nazionale per la Democrazia Italiana”. Con loro vi era anche un gruppetto di militari ponzesi: Ettore Mazzella, il maestro Totonno Scotti, Furio Conte e Salvatore Verde. Questi avevano trovato rifugio nel retrobottega della libreria che Silvio Campanile gestiva in via dei Serpenti, al centro di Roma. Il 26 gennaio del 1944, Magri, Martini e Campanile vennero arrestati dai fascisti e consegnati alle SS che li rinchiusero nelle famigerate celle di via Tasso e li torturarono. Si comportarono da veri eroi e, naturalmente, non collaborarono coi nazisti. All’alba del 24 Marzo vennero prelevati e trucidati alle Fosse Ardeatine.
Placido Martini, avvocato, fu anch’egli volontario nella Prima guerra mondiale. Antifascista e massone, venne confinato a Ponza dove fondò clandestinamente, insieme al Gran Maestro Torrigiani, la Loggia Massonica “Carlo Pisacane – Ponza”. Dopo il 1940 venne confinato a Manfredonia e all’Aquila. Tornato a Roma alla caduta del fascismo, fondò “Unione Nazionale della Democrazia Italiana”, partito di tendenze liberali, e il giornale Unione Nazionale. Dopo l’armistizio divenne capo delegato della Massoneria italiana di Palazzo Giustiniani e di quella scozzese di rito antico. Partecipò alla guerra di liberazione nelle file della Resistenza romana. Catturato dalle SS il 26 gennaio del ‘44 in seguito a delazione, fu lungamente torturato nelle celle di via Tasso e infine fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del ‘44. Fu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Francesco Savelli nel 1935 scoprì la bentonite a Ponza e fondò la società estrattiva SAMIP. Sul finire degli anni Trenta, l’ingegnere Francesco Savelli venne accusato dalla polizia fascista di non avere la tessera del PNF e di disinteressarsi alle organizzazioni collaterali del partito. In realtà si iscrisse al PNF fin dal 1921, ma ora trascurava un po’ la militanza. I sospetti su di lui aumentarono. Durante i disastrosi anni della guerra, quando la miniera di Ponza dovette chiudere i battenti, Savelli maturò l’idea, come molti italiani, che il fascismo rappresentava una grande sciagura per l’Italia. Aderì così al Partito d’Azione e durante l’occupazione nazista di Roma, mise a disposizione del partito la sua tipografia per la stampa della propaganda antifascista e del giornale “Italia Libera”. Il 5 gennaio 1944, in seguito a una delazione, venne arrestato e portato a via Tasso, dove fu ripetutamente torturato. Il 24 Marzo venne prelevato dal carcere di Regina Coeli e trucidato alle Fosse Ardeatine.
Questa ricca e importante storia dell’antifascismo che ha attraversato la nostra isola, noi la vogliamo recuperare e conservare. Per questo abbiamo chiesto al sindaco di mettere a disposizione alcune stanze dei Cameroni per raccogliere le storie e i documenti di tutti i confinati politici e i padri della Repubblica che hanno sofferto e languito nella nostra isola per la libertà della patria. Avremo bisogno dell’apporto di giovani studiosi e di volontari per realizzare quest’importante progetto. Chi ama Ponza e la sua storia, si faccia avanti e ci contatti. Insieme potremo realizzare tanti altri progetti.
Gino Usai


8 giugno 2010, ore 16:35
Ieri mattina ero a Roma, e per la prima volta ho visitato il sacrario delle Fosse Ardeatine. Ho rintracciato il luogo di Mario Magri, che faceva parte di un Corpo volontario clandestino di militari, soprattutto ufficiali, della Reisistenza romana(lui era maggiore). Ne scrive diffusamente Silverio Corvisieri, anche in “La villeggiatura di Mussolino. Il confino da Bocchini a Berlusconi” (Baldini Castoldi Dalai, 2004). Che la memoria non vada smarrita, perchè la linea della Resistenza, della Repubblica e della democrazia è quella del terreno proprio della cittadinanza attiva e del nostro orizzonte di cambiamento.
Silverio Tomeo