mag 11 2008
La Pentecoste
La Pentecoste
Madre de’ Santi, immagine
Della città superna;
Del Sangue incorruttibile
Conservatrice eterna;
Tu che, da tanti secoli,
Soffri, combatti e preghi,
Che le tue tende spieghi
Dall’uno all’altro mar;
Campo di quei che sperano;
Chiesa del Dio vivente;
Dov’eri mai? qual angolo
Ti raccogliea nascente,
Quando il tuo Re, dai perfidi
Tratto a morir sul colle
Imporporò le zolle
Del suo sublime altar?
E allor che dalle tenebre
La diva spoglia uscita,
Mise il potente anelito
Della seconda vita;
E quando, in man recandosi
Il prezzo del perdono,
Da questa polve al trono
Del Genitor salì;
Compagna del suo gemito,
Conscia de’ suoi misteri,
Tu, della sua vittoria
Figlia immortal, dov’eri?
In tuo terror sol vigile.
Sol nell’obblio secura,
Stavi in riposte mura
Fino a quel sacro dì,
Quando su te lo Spirito
Rinnovator discese,
E l’inconsunta fiaccola
Nella tua destra accese
Quando, segnal de’ popoli,
Ti collocò sul monte,
E ne’ tuoi labbri il fonte
Della parola aprì.
Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa,
E i color vari suscita
Dovunque si riposa;
Tal risonò moltiplice
La voce dello Spiro:
L’Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon l’udì.
Adorator degl’idoli,
Sparso per ogni lido,
Volgi lo sguardo a Solima,
Odi quel santo grido:
Stanca del vile ossequio,
La terra a lui ritorni:
E voi che aprite i giorni
Di più felice età,
Spose che desta il subito
Balzar del pondo ascoso;
Voi già vicine a sciogliere
Il grembo doloroso;
Alla bugiarda pronuba
Non sollevate il canto:
Cresce serbato al Santo
Quel che nel sen vi sta.
Perché, baciando i pargoli,
La schiava ancor sospira?
E il sen che nutre i liberi
Invidiando mira?
Non sa che al regno i miseri
Seco il Signor solleva?
Che a tutti i figli d’Eva
Nel suo dolor pensò?
Nova franchigia annunziano
I cieli, e genti nove;
Nove conquiste, e gloria
Vinta in più belle prove;
Nova, ai terrori immobile
E alle lusinghe infide.
Pace, che il mondo irride,
Ma che rapir non può.
O Spirto! supplichevoli
A’ tuoi solenni altari;
Soli per selve inospite;
Vaghi in deserti mari;
Dall’Ande algenti al Libano,
D’Erina all’irta Haiti,
Sparsi per tutti i liti,
Uni per Te di cor,
Noi T’imploriam! Placabile
Spirto discendi ancora,
A’ tuoi cultor propizio,
Propizio a chi T’ignora;
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
E sia divina ai vinti
Mercede il vincitor.
Discendi Amor; negli animi
L’ire superbe attuta:
Dona i pensier che il memore
Ultimo dì non muta:
I doni tuoi benefica
Nutra la tua virtude;
Siccome il sol che schiude
Dal pigro germe il fior;
Che lento poi sull’umili
Erbe morrà non colto,
Né sorgerà coi fulgidi
Color del lembo sciolto
Se fuso a lui nell’etere
Non tornerà quel mite
Lume, dator di vite,
E infaticato altor.
Noi T’imploriam! Ne’ languidi
Pensier dell’infelice
Scendi piacevol alito,
Aura consolatrice:
Scendi bufera ai tumidi
Pensier del violento;
Vi spira uno sgomento
Che insegni la pietà.
Per Te sollevi il povero
Al ciel, ch’è suo, le ciglia,
Volga i lamenti in giubilo,
Pensando a cui somiglia:
Cui fu donato in copia,
Doni con volto amico,
Con quel tacer pudico,
Che accetto il don ti fa.
Spira de’ nostri bamboli
Nell’ineffabil riso,
Spargi la casta porpora
Alle donzelle in viso;
Manda alle ascose vergini
Le pure gioie ascose;
Consacra delle spose
Il verecondo amor.
Tempra de’ baldi giovani
Il confidente ingegno;
Reggi il viril proposito
Ad infallibil segno;
Adorna la canizie
Di liete voglie sante;
Brilla nel guardo errante
Di chi sperando muor.
Alessandro Manzoni
“La Pentecoste” è un testo poetico di argomento religioso che Manzoni iniziò a scrivere nella Pentecoste nel 1817 e terminò tra il 26 settembre e il 2 ottobre del 1822.
“La Pentecoste” esprime compiutamente la visione del cristianesimo e della Chiesa Cattolica apostolica di Roma. L’Inno inizia affermando le caratteristiche positive e dogmatiche della Chiesa; poi ritorna al momento della sua nascita, quando sugli apostoli discese lo Spirito Santo. Nella seconda parte dell’Inno Manzoni descrive gli effetti positivi che la Chiesa ebbe nel mondo romano e descrive il rinnovamento della religiosità fra tutti i popoli del Mediterraneo, apportando una nuova parola di speranza verso i più deboli e più poveri; infine, nella terza parte, Manzoni inizia una solenne invocazione allo Spirito Santo affinché ritorni sulla terra per portare pace ed uguaglianza tra tutti gli uomini
Per Manzoni infatti la Pentecoste non si è esaurita in un momento storico, ma si ripete ad ogni istante nella storia terrena.L’Inno si presenta perciò come una preghiera corale di amplissime proporzioni, una preghiera in cui lo Spirito è invocato non solo per i credenti ma per quelli che lo ignorano, per gli uomini di tutte le età e di tutte le plaghe; non soltanto perché discenda e ricrei il nostro animo, ma perché rimanga nell’intimo e lo vivifichi, divenga la sua sostanza medesima.
Nella Pentecoste Dio è presente negli uomini, è forza operante in mezzo agli uomini, diffondendo la pace, la giustizia, l’eguaglianza.
Per Manzoni i nuovi valori del cristianesimo sono proprio l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio, la fratellanza degli uomini, in quanto tutti figli dello stesso Padre, la libertà spirituale non più soggetto alla tentazione della carne e dei beni terreni. Il messaggio cristiano, quindi, è portatore di grandi novità, a cominciare dalla giustizia e l’uguaglianza sociale per continuare con la libertà e la pace
Questo messaggio di Manzoni mi sembra attualissimo: infatti anche nel mondo di oggi ci sarebbe bisogno di una nuova discesa dello Spirito Santo, che illumini le menti di chi governa le nazioni e porti pace e prosperità a tutti.
Gino Usai

