mag 12 2008

12 Maggio S. Domitilla

Tag:Gino Usai @ 19:41

di Gino Usai

Vissuta tra il primo e il secondo secolo, sono poche le informazioni su di lei. Sia Eusebio sia Dione Cassio raccontano che sarebbe stata perseguitata sotto Diocleziano. Nipote di Flavio Clemente, uno dei consoli di Roma (95 d.C.), per la sua fede in Cristo fu deportata a Ponza, con i servi Ss. Nereo e Achilleo, dove dovette soffrire, secondo San Girolamo, un lungo martirio.

Scrive Monsignor Maria Luigi Dies:

“Sotto il piazzale della chiesa parrocchiale c’è una sequela di grotte. (…) quindici anni fa per una frana avvenuta nel piazzale della chiesa restò distrutto un ampio grottone sottostante, ove si raccoglievano le spazzature del paese. Sulla parete di quella grotta, alcuni avevano osservato emblemi di questo genere: palme, lettere greche, segni cristiani, come il RO crociato ecc., tutti scalfiti nel tufo. Sgombrati i rottami e l’immonda congerie, nel fondo della grotta apparve un’altra grotticella molto carezzata da un piccone posteriore a quello romano, che, con una finestrella di classico tipo, aveva sagomato un bell’arco, dall’aspetto trionfale, che univa i due vani. In questa seconda grotta è visibile un giaciglio di tufo, a sinistra alto dal suolo cm. 40 e ampio m. 2×0,60. Il secondo piccone sul bell’arco d’ingresso, aveva sbalzato un medaglione e in esso profondamente graffita una corona a tre punte: l’antica corona imperiale.

Ritengo, perché prima di me non l’aveva osservato nessuno, che la tradizione, di cui ci informa il Tricoli, con la ubicazione generica data alle celle di Domitilla, abbia in questo monumentino, anch’esso in “petra excisum”, la ragione di una rispettabile continuità tra ciò che S. Girolamo vide e venerò e quello che il locale storico ottocentesco trovò nei riferimenti di costruzioni da lui viste e ora scomparse.

(…) In questa grotta, che per la festa del 12 maggio trasformiamo in una serra di rose e illuminiamo con lampade suggestive, siamo soliti ora trasportare processionalmente la statua della santa e la piccola reliquia del suo sacro corpo, che vi restano esposte fino a sera, quando, recando ciascuno un fiore risaliamo in chiesa.”

Che fine ha fatto questo immenso tesoro?

E’ ancora lì, dove lo descrive Dies. Ridotto a umile deposito.

Un peccato mortale, per la fede e per la cultura.

Gino Usai

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