mag 12 2008

Le scelte non sono finite.

Tag:Gino Usai @ 21:27

di Luigi Tagliamonte

Sono un proporzionalista convinto, credo che un parlamento o, comunque, l’organo che

decide le regole, debba rappresentare quanto più possibile il panorama di idee, necessità,

credenze e convinzioni di quanti lo delegano a questo scopo.

La stabilità del governo si potrebbe trovarla con altri meccanismi e soprattutto separando

veramente il potere legislativo da quello esecutivo.

Detto questo, occorre osservare che l’ambiente in cui oggi viviamo è tutto altro:

maggioritario con sbarramento e liste bloccate, di tutto e di più.

La conseguenza di ciò è che possono esistere solo un partito di maggioranza ed uno di

opposizione, e sarà così fin quando l’ordinamento resterà tale. Non è vietato che esistano

altri partiti è che non ha senso, sopravvivono solo se fanno solide coalizioni col partito più

forte.

Non si può più scegliere quale partito rappresenta meglio le proprie idee, non si può

scegliere neanche quale candidato ci rappresenti meglio all’interno del partito.

I partiti, per altro, tranquilli su i propri zoccoli duri o fedelissimi che siano, devono

occuparsi degli indecisi, quelli che possono votare tanto a destra che a sinistra. Questo

non fa che rendere i due partiti ancora più moderati tanto che amano autodefinirsi di

centro destra o di centro sinistra, comunque di centro.

L’omologazione della politica nazionale, la potatura delle posizioni meno moderate, la

pressione delle contingenze internazionali, i condizionamenti della tendenza globalizzante

producono programmi paralleli, spesso convergenti.

Ho sentito più voci sostenere che gli elettori hanno scelto la semplificazione del quadro

politico, non è vero che abbiano scelto; la legge elettorale ha costretto a concentrare i voti.

In questo ambiente normativo-politico che speranza ha il singolo di trovare chi possa

rappresentarlo ?

Credo che ogni uno abbia di diritto di vedere le proprie idee rappresentate ed allo stesso

tempo abbia il dovere di portarle, confrontandole con quelle degli altri, all’interno di

un’organizzazione che sia capace di trarne sintesi .

Adesso non si tratta solo di una scelta di campo; la scelta utile, oggi, non può più essere

semplicemente quella di un voto, che come abbiamo visto è troppo in bianco; la scelta

utile è quella di partecipare. Nel senso proprio di essere parte di un partito che, per contro,

sia capace di dare spazio ad ogni sua unità e di contenerle tutte senza esplodere. Un

partito che non proponga un programma politico ma che abbia dei principi, chiari e

condivisi, su cui costruirlo, con la collaborazione di ogni uno.

Un partito che non esiste, se non negli organi e nelle forme esteriori, ma deve essere

inventato, nelle regole di procedura e nella prassi politica.

Luigi Tagliamonte

12 risposte a “Le scelte non sono finite.”

  1. vincenzo ha scritto:

    Quando si perde si riflette; si riflette sul passato recente forse non si
    riflette sul passato remoto.
    PCI, PDS, DS unico compito distruggere il Craxismo, il riformismo rappre-
    sentato da quell’uomo troppo ingombrante. Quando ci fu il referendum per
    abolire il proporzionale Craxi invitò di andare al mare ma pochi lo segui-
    rono. E così si è passati alle seconda Repubblica sposando il giustiziali-
    smo DiPietrista.
    La sinistra non ha mai governato l’Italia con i suoi uomini ma ha dovuto
    servirsi di Prodi: il quale non sarà mai tanto ringraziato come merita por-
    tando al Potere due volte una armata unita solo dall’odio dell’avversario.
    Prodi il cattolico maturo che ha dato dignità istituzionale a mezze tacche
    i quali, l’unica cosa che sapevano fare era urlare la loro diversità incu-
    ranti della immensa debolezza al Senato e tra la gente.
    Quali menti ci rimangono? I professionisti della politica rappresentata
    dai vari Dalema, Fassino ecc. ma non abbiamo la personalità e le idee
    per governare un paese moderato, che vuole fatti e non parole.
    Siamo stati comunque sfortunati perchè il disegno era perfetto, liberarsi
    del peso massimo Craxi, per avere via libera verso il governo del paese,
    non pagando dazio alla storia: I Fascisti esclusi dal potere, i democri-
    stiani dispersi restavano solo gli ex Comunisti, ma è successo qualcosa
    che ha fermato in dirittura d’arrivo il miracolo, l’avvento di Berlusconi.
    Possiamo parlarne all’infinito, televisioni, stampa, potere economico non
    bastano ci vuole il carisma, la capacità di saper comunicare direttamente
    con il cittadino e rappresentare i bisogni concreti dei cittadini.
    E così intorno a Lui anche un Alemanno diventa un leader superiore a qual-
    siasi testa d’uovo di sinistra.
    Questi sono i fatti!
    Legge elettorale? Mi piace quella francese, ma in Spagna c’è la sinistra
    che fa politiche di sinistra e allora forse è migliore il sistema spagno-
    lo? Dopo aver perso le pecore (Governo Prodi) cerchiamo la lana, alleanze
    con Casini, con la sinistra; Veltroni ha scommesso su se stesso costruendo
    un ibrido che non è nè di sinistra nè di centro chi potrà convincere.
    Ma soprattutto quando nascerà un leader che potrà veramente rappresentare
    le istanze dei progressisti che non hanno conosciuto l’antifascismo ma che
    vogliono vivere in un mondo e in una Italia più umana?
    Aspetteremo ancora un pezzo perchè anche nei nuovi coordinamenti di base
    nascono e crescono militanti allevati al consenso di questi leader e non
    alla sperimetazioone di governi possibili.
    Vincenzo

  2. Antonio Capone ha scritto:

    Sono profondamente contro l’attuale legge elettorale e considero uno scandalo che non possiamo eleggere chi preferiamo ma possiamo solo votare un partito il quale poi sceglie al proprio interno chi ci deve rappresentare attraverso i soliti squallidi giochi di amicizie e clientelismi. Detto questo penso che la presenza di troppi partiti nella scena politica sia solo un male. é giusto che tutti siano rappresentati cercando chi meglio rappresenta le proprie idee ma trovo assurda la facilità con cui in Italia si possa fondare un partito. Lo dico perchè nell’ultimo governo Prodi si è assistito al continuo ricatto dei partiti più piccoli che alla fine avevano sempre l’ultima parola e contavano più dell’Ulivo o dei DS attraverso la minaccia continua che avrebbero fatto cadere il governo. Mi riferisco anche al fatto che i partiti in Italia sono coperti di denaro attraverso il finanziamento pubblico e per questo motivo sono convinto che alcune persone scelgano di fondare un partito solo per poter arrivare a questi soldi perchè basta ottenere l’1% dei voti. Insomma credo che la semplificazione della scena politica avvenuta nelle ultime elezioni sia solo un bene per il Paese. Ricordo inoltre che tutto questo è accaduto perchè Veltroni per primo ha avuto il coraggio di correre da solo altrimenti si sarebbe ricorso al rivoltante gioco delle grandi coalizioni in cui idee politiche fortemente contrastanti sono accantonate pur di arrivare al potere.
    Scommetto che se lo sbarramento dell’1% per il sovvenzionamento fosse portato anche solo al 4% ci sarebbero molti meno partiti.
    Concludo ricordando che gli ultimi governi approvando un serie di leggi di comodo hanno fatto in modo che per le ultime due legislature i partiti incasseranno qualcosa come 300 milioni di €, molto di più di quanto hanno speso per la campagna elettorale… In Inghilterra per gli stessi motivi i partiti hanno preso dalle tasche dei cittadini solo 7 milioni…

  3. Gino Usai ha scritto:

    Continua indisturbato il vilipendio e l’oltraggio ai dirigenti nazionali del Partito Democratico sul nostro sito da parte del caro Vincenzo Ambrosino. Il quale è rimasto (bontà sua) insieme a pochi altri al tempo che fu del moderno condottiero (colui che con-duce) Bettino Craxi.
    Il debito pubblico accumulato negli anni Ottanta, la corruzione innalzata a sistema, l’illecito finanziamento ai partiti (coi soldi di Berlusconi al PSI), l’arroganza assoluta del potere, la politica dei due forni che permetteva al PSI, un partito col 9% dei voti di governare in tutti i comuni, province e Regioni d’Italia, una volta col PCI e una volta con la DC, secondo la migliore offerta, secondo il peggior ricatto, tutto dimenticato?
    Come se tangentopoli fosse un merito di Di Pietro piuttosto che una vergogna della classe politica di governo del tempo.
    La cosiddetta modernità liberista e laicista del craxismo ha vinto e stravinto, e oggi governa indisturbata, nonostante il suo massimo interprete non ci sia più. L’eredità di quel blocco politico e sociale (la borghesia milanese e nordista in primis) è stata ripresa e rilanciata da un nuovo e più abile condottiero: Silvio Berlusconi, amico e sodale di Bettino Craxi.
    Questo i socialisti craxiani lo sanno molto bene, infatti lo hanno seguito entusiasti in Forza Italia prima e nel Popolo delle Libertà poi, con Cicchitto in testa.
    Quei pochi socialisti che hanno avuto il coraggio di restare legati alla gloriosa tradizione riformatrice e di sinistra del PSI hanno trovato nuova e dignitosissima collocazione politica nei DS prima e nel PD poi o nella nuova costituente del PSI.
    Il Partito Democratico nasce per unire quello che Craxi temeva che potesse essere unito: la tradizione cattolica e quella laica progressista, già unite nella lotta di Liberazione e nell’Assemblea Costituente da cui è nata la Repubblica Italiana, libera e democratica.
    Prodi è parte integrante e artefice massimo del nuovo progetto politico democratico, altro che strumento nelle mani dei professionisti della politica (ma perché la professionalità, che è virtù richiesta a tutti i lavoratori, in politica è considerata cosa disdicevole?).
    Il tanto bistrattato D’Alema è l’uomo politico di sinistra più apprezzato dalla destra e da Berlusconi in particolare, e Craxi lo teneva in alta considerazione.
    Fassino è stato colui che più d’ogni altro a sinistra ha voluto riabilitare parte del pensiero politico di Bettino Craxi ed ha accolto nelle proprie liste Bobo Craxi, nominato poi sottosegretario nel governo Prodi.
    Rimesse le cose un po’ in ordine, è mio dovere uscire immediatamente da queste polemiche datate e ormai insensate, che i giovani stenterebbero a capire.
    Oggi il Paese chiede uno snellimento della politica. Il PD ha risposto a questa domanda e grazie alle sue scelte e anticipando la riforma elettorale, ha dato all’Italia una rappresentanza parlamentare più snella che certamente darà più efficacia all’azione legislativa e di governo. E’ stato un atto di grande responsabilità da parte di Veltroni spostare la politica su nuovi orizzonti, e il Paese gliene è grato. I frutti li raccoglieremo presto.
    Sono molti e complessi i problemi che la società moderna e globalizzata pone: dall’immigrazione al lavoro, dai temi etici alla scuola, dal debito pubblico al welfare.
    Per reggere la sfida dei tempi moderni, potrebbero essere necessarie anche larghe intese politiche tra maggioranza e opposizione su talune questioni politiche di fondo, come le riforme istituzionali e la politica internazionale. E questo potrebbe essere il momento buono per arrivare a dlle intese.
    Il PD farà il suo dovere organizzando l’opposizione in maniera compatta e responsabile, in attesa di diventare maggioranza nel Paese. Cosa che sarà inevitabile nel sistema democratico dell’alternanza, quando si esaurirà la comprensibile spinta elettorale a destra determinata da una legittima protesta dell’elettorato contro un governo di sinistra litigioso e infarcito di partiti e partitini pronti a mettere il veto su tutto.
    Caro Antonio, senza finanziamento pubblico non ci sarebbero i partiti e senza partiti ci sarebbero solo “comitati” d’affari messi su dalla cosiddetta società civile. Indovina chi vincerebbe le elezioni in queste condizioni?
    Ricostruiamo i partiti e diamo fiato alla democrazia, partecipando con coscienza e intelligenza ai processi politici e sociali che la società moderna ci pone, senza più ideologie e senza più nostalgie.
    Gino Usai

  4. Antonio Capone ha scritto:

    Non dico di annullare il finanziamento pubblico ai partiti perchè passare da un estremo all’altro è sempre sbagliato ma non mi pare giusto che siano ricoperti del nostro denaro. Se un partito ha bisogno di spendere 100 è giusto che venga risarcito di 100 e non di 500. Non capisco e credo che non sia giusto che devono guadagnarci a nostre spese. Gli infiniti privilegi di cui godono i nostri politici giustificherebbero il contrario.

  5. marcello iavarone ha scritto:

    Sono fermamente convinto che si debbano annullare tutti i finanziamenti pubblici ai partiti…..non si puo’ fottere con i soldi degli onesti cittadini……buono si….ma fesso NO!!!!
    Ridimensionerei inoltre le loro “PARCELLE” e sopratutto le loro PENSIONI!!!!

  6. Gino Usai ha scritto:

    Ricomincia la tiritera dell’antipolitica e dell’antipartito. E’ il grillismo di provincia, oggi tanto in voga.
    Mi sapreste dire come si sarebbe mai potuta organizzare la lotta di liberazione dell’Italia dal nazifascismo senza i partiti?
    Se non ci fossero stati questi maledetti partiti chi avrebbe fatto l’Assemblea Costituente? Chi avrebbe scritto la Costituzione: dei tecnici, dei freddi giuristi? Con quale risultato?
    Cerchiamo di non perdere di vista il senso profondo della democrazia, che non si realizza spontaneamente nelle piazze in maniera diretta, ma nel Parlamento per via rappresentativa, attraverso il libero voto dei cittadini, che eleggono i candidati proposti dai loro partiti.
    Diceva Togliatti che la democrazia si organizza nei partiti, e i padri Costituenti non mancarono di riconoscerne la funzione, e nella Carta, all’art. 49, hanno scritto:
    “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

    Oggi molti giovani istintivamente tendono al rifiuto della delega a favore dell’assemblearismo o, peggio, dell’improvvisazione e dello spontaneismo: della serie: “Oggi ho voglia e mi impegno, domani non ho voglia, arrangiatevi!”
    Ogni attività economica e produttiva nella società moderna, per essere efficace ed efficiente, viene struttura e organizzata in maniera scientifica, analitica e progettuale.
    Possibile che la più difficile delle attività umane, la politica, non debba essere organizzata in maniera razionale con strutture solide ed efficienti?
    Questo non significa non riconoscere forme di organizzazione politica alternative ai partiti , come i movimenti e le associazioni. Ma attenti a non schierarsi con quelli che trovano più facile e conveniente parlar male della politica e di chi governa (piove, governo ladro!), come si è fatto a Ponza nelle recenti amministrative, piuttosto che rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
    Se poi i partiti, così come si sono realizzati, non ci piacciono, perché li troviamo corrotti e disonesti, non resta che entrarvi dentro e lottare per cambiarli, e renderli strumento utile alla democrazia.
    Ma entrare in un partito e lavorare richiede impegno, abnegazione, capacità di confronto e di sintesi. Tutte cose che si imparano col tempo, stando insieme, scambiandosi idee e umanità. Con un lavoro costante e proficuo, il partito si trasforma pian piano in uno straordinario intellettuale collettivo – come si diceva un tempo – al servizio della collettività.
    Un attacco generico e qualunquista ai partiti, francamente mi sembra alquanto ingeneroso, soprattutto nei confronti di tutti quei militanti antifascisti che durante il regime, proprio a Ponza, scontarono il confino per avere il coraggio delle loro idee. Sacrificarono così, senza esitazione, la propria libertà e la serenità delle proprie famiglie. E quando cadde il fascismo, non se ne tornarono a casa dicendo: “Sono stato in carcere, al confino, ho già dato, ora tocca ad altri lottare” ma imbracciarono i fucili per dar vita alla guerra partigiana. Molti di loro sono caduti, per darci questa libertà e questa democrazia. Che si organizza nei partiti.

    Gino Usai

  7. vincenzo ha scritto:

    Caro Gino finalmente ti ho stanato: non hai detto chi è senza peccato sca-
    gli la prima pietra, così dicendo ammettevi che D’Alema era un peccatore
    ma un peccatore che aveva ancora un posto in Parlamento non in paradiso.
    Vedi, caro Gino è stato l’amico Tagliamonte a parlare di proporzionale, di
    vergogna per una delega in bianco. E’ stato il giovane amico Capone a parla-
    re del finanziamento pubblico dei partiti una vergogna. Nessuno parla del-
    l’importanza storica dei Partiti, ma adesso nel nostro parlamento non ab-
    biamo una sinistra. Cos’è il PD un partito di sinistra o di centro?
    Quali politiche si possono portare avanti con questo contenitore che possa-
    no essere alternative al PDL?
    Le riforme? non sono fallite per colpa di Berlusconi nelle bicamerale pre-
    sieduta da D’Alema? E prima delle elezioni il buon Veltroni non aveva chiesto
    al Berlusca tempo per fare le riforme? E il Berlusca non era ieri il
    compare di Craxi, possessore di televisoni ecc? Oggi l’ha deciso il Veltroni
    che si puo fare e allora si potrà fare!
    Ma la politica è un’altra cosa, non si fa nelle stanze e sotto i caminetti
    ma tra la gente che non capisce perchè Veltroni ha perso e resta al suo
    posto, perchè Bassolino resta al suo posto, perchè Rutelli resta al suo
    posto.
    Vincenzo

  8. Gino Usai ha scritto:

    Caro Vincenzo,
    qui non c’è nulla da stanare. Le posizioni sono chiare.
    Vedo però che continua la tua ossessione su D’Alema. Non è il demonio, credimi. E’ uno dei maggiori rappresentanti storici della sinistra italiana. Eletto in Parlamento con largo suffragio. Come vedi, la sinistra in Parlamento è ben rappresentata.
    Se invece il PSI non è più rappresentato, non è colpa della legge elettorale. Forse è colpa della classe dirigente di quel partito che negli anni Ottanta ha dissipato una storia gloriosa, inseguendo improbabili modernismi e animata dalla voglia di emarginare il PCI e ridurne il peso politico. Usando spesso gli strumenti della corruzione e dell’illegalità.
    Oggi il panorama politico è cambiato. Il sistema maggioritario facilita le aggregazioni.
    E’ quindi inutile restate a guardare o rimpiangere il passato.
    Forse è il caso di rimboccarsi le maniche e dare una mano.
    Il quadro politico è in continuo movimento; le vecchie logiche stanno per essere superate. La società globalizzata richiede nuove risposte. E noi dobbiamo essere in grado di rispondere.
    Caro Vincenzo, lo sai, gli avversari non si scelgono. Se il popolo italiano ha deciso che l’avversario del centrosinistra debba essere Berlusconi, con lui dobbiamo rapportarci. E Veltroni fa bene a dialogare con Berlusconi sui grandi problemi del Paese; e nello stesso tempo fa bene a proporre una politica alternativa. Nella politica moderna e deideologizzata le differenze tra destra e sinistra si sono assottigliate, per fortuna.
    E’ tempo di alternanza. La prossima volta toccherà a noi, prepariamoci. Ma abbiamo bisogno di essere in tanti, senza buttare via nessuno. Abbiamo bisogno dei giovani e dei vecchi. Dei giovani per la loro forza e il loro entusiasmo, dei vecchi per la loro saggezza ed esperienza.
    Gino Usai

  9. Gigi Tagliamonte ha scritto:

    Capacità dell’uomo è quella di modificare l’ambiente in cui vive, ma ancora maggior pregio è quello di sapersi adattare all’ambiente. Se noi vogliamo considerare il sistema politico come l’ambiente in cui viviamo ed operiamo dobbiamo deciderci se ci piaccia o meno, e se non ci piace dobbiamo stabilire se possiamo cambiarlo o meno.
    Io so che non mi piace ma so anche che non posso cambiarlo, anche perché non solo piace alla destra ma piace anche a molti progressisti.
    Sto parlando di nuovo del maggioritario, ma credo non sia di questo che si debba dibattere. La discussione che penso si debba aprire e sulla necessità di adattarsi all’ambiente per sopravvivere. Intesa come sopravvivenza politica.
    Se è vero che in un sistema maggioritario ha senso l’esistenza di soli due partiti, e lo possiamo vedere negli stati dove c’è il maggioritario, e vero che gli individui, che vogliano partecipare, non possono che stare o da una parte o dall’altra. Io mi rivolgono a quelli che vogliono stare a sinistra. Non è produttivo fondare partiti e partitini, questo cambiamento deve essere metabolizzato dalla mentalità feudale della politica italiana.
    Gli individui devono entrare nell’ordine di idee di portare le proprie in una comune agorà progressista.
    Per contro il partito che vuole rappresentare la sinistra intera, l’area progressista o, comunque, opporsi alla destra “liberale” deve acquisire la capacità di rappresentare l’intero mondo progressista. Una capacità per niente italica, non basta aprire le porte occorre invitare ad entrare.
    Credo che un dibattito su questo sia utile a capire se si deve o non si deve fare, se si può o non si può, se sia giusto o no.
    Luigi Tagliamonte

  10. vincenzo ha scritto:

    Mettiamola così: il terremoto a sinistra non era previsto!
    La vittoria di Berlusconi era ampiamente prevista: in poche ore ha buttato
    giù la casa delle libertà, cioè la coalizione per fondare un Partito.
    Il partito di destra ha un leader, una politica: famiglia, sicurezza,
    federalismo fiscale, detassazione, rispetto e condivisioni dei valori
    cristiani; immigrati: devono avere i giusti diritti ma devono assoluta-
    mente rispettare le leggi non solo quelle scritte ma anche quelle culturali
    di chi li ospita ecc; in economia: il libero mercato, la concorrenza, il
    capitalismo come produttore di ricchezza; per il lavoro: la meritocrazia e
    la privatizzazione; energia: la nucleare…..
    La sinistra è scomparsa e se prima non c’era una politica comune oggi non
    c’è una politica di sinistra.
    Mettiamola ancora così: il PD deve ancora partire, si farà un congresso per
    tesi, in modo da riempire il contenitore di contenuti: ecco questi contenuti
    non ci sono ancora saranno progressisti o moderati?
    Il compito di una politica non è quello di cambiare l’ambiente, l’ambiente
    cambia sotto la spinta dell’azione costruttiva e distruttiva dell’attivi-
    tà umana, il compito della politica è quello di governare il cambiamento,
    e prospettare un futuro che salvi l’umanità.
    Ci servono filosofi, scienziati, economisti, politici che hanno a cuore
    il futuro dell’umanità!
    Vincenzo

  11. vincenzo ha scritto:

    RITORNARE alle CORRENTI
    Quando un nuovo soggetto politico nasce ha bisogno di farsi conoscere, e
    le elezioni politiche hanno permesso al PD di farsi conoscere.
    Il consenso ottenuto è stato buono per continuare a credere nel progetto?
    Il bipolarismo, il voto utile, la semplificazione della realtà partitica
    per cui la governabilità post-elettorale sono stati fattori che hanno fa-
    vorito questo consenso; ma questo consenso non ha permesso il successo
    sull’avversario!
    Il PD è nato dalla fusione a freddo di due culture: quella post-comunista
    con quella post-democristiana.
    Per trasformare una lista elettorale in un Partito c’è bisogno che queste
    culture politiche trovino la sintesi che si tramuti in un progetto che
    convinca: un progetto di opposizione, un progetto di recupero tra la gente,
    un progetto di governo del futuro; un progetto di idee e di azione.
    Il Pd ha lanciato l’idea del governo ombra: il pericolo e che il PD perda
    di vista, schiacciato tra le lusinghe dialoganti di Berlusconi e del suo
    governo e le incursioni movimentiste di DiPietro, il dovere di far riparti-
    re la politica delle alleanze a sinistra e al centro, perda di vista il
    problema fondamentale: quello di costruire un vero partito di massa.
    Lo diceva in altre parole anche Giggi, proponendo il proporzionale e ag-
    giungendo “un partito che deve essere inventato nelle regole di procedura
    e nella prassi politica”
    Per cui se diamo per scontato che l’idea della fusione è stata buona dob-
    biamo però capire che senza un progetto che ridentifichi e ricucia l’deali
    tà del popolo dei democratici progressisti, non si andrà lontano.
    Per cui abbiamo costruito un grande contenitore che va riempito di conte-
    nuti che esprimano le tante sensibilità politiche e culturali.
    Un grande partito, deve avere un grande leader, e questo deve ancora venir
    fuori, ma un partito diventa grande se è spinto, appoggiato, sostenuto,
    propagandato da militanti motivati e motivanti.
    Ma per motivare anime diverse bisogna che si riorganizzino le correnti
    di pensiero le quali si confrontano, si scontrano, si contano.
    Non vogliamo la somma delle diversità culturali ma la sintesi che verrà
    fuori dai congressi. Chi ha la capacità, le idee, il carsima di conquistare più
    consensi, potrà veramente competere con i nuovi avversari di destra, ma
    soprattutto potrà sciogliere quella camicia di forza che vincola giovani
    e donne e le loro idee ad un rassegnato conformismo ad un Partito che
    ancora deve nascere.
    Vincenzo

  12. Adele Conte ha scritto:

    Arrivo in ritardo ma spero non troppo.
    Ho letto solo ora i commenti e mi sento di dissentire su troppi luoghi comuni.
    I giovani (e mi tocca ripeterlo) non sono una categoria unica e non sono catalogabili come “grillini” o altro quando non hanno passione per la politica. Spesso sono i primi che hanno subito l’assenza della politica nella loro vita. Questo paese ha perso circa tre generazioni di giovani. Per perse intendo per “non utilizzate” e “fatte deprimere”. Siamo nati vecchi insomma: mancanza di emancipazione sociale. Ci hanno lasciato la libertà di muoverci in orizzontale o al massimo di scendere come gradino sociale ( chiamiamola immobilità )e così facendo si sono sprecate risorse umane essenziali per un paese. Basti guardare all’amministrazione pubblica di tantissimi posti in Italia: gestita dalla stessa “classe dirigente” che quando ha iniziato era giovane ed ora è alla pensione ma non si schioda dalle poltrone. Che si parli di amministrazione pubblica o di aziende private il risultato non cambia: gli unici giovani ammessi sono i “figli di” a tutti gli altri il niente, anche con master e grandi capacità. L’accesso alla casa poi è un caso limite ma chi è “meno giovane” e “più potente” di noi ci ha chiamati “bamboccioni”. Sono gli stessi che ci chiamano “ignoranti” quando Berlusconi vince le elezioni, sono gli stessi che ci dicono “grillini” quando protestiamo per cose che riteniamo giuste. Ma è la stessa classe dirigente che ci ha propinato il telefonino, la griffe firmata, la corsa alle mode, le donne viste come oggetti sessuali in televisione, sono coloro che oggi si dicono “grandi firme del giornalismo”, sono coloro che hanno per anni lavorato alla costruzione di questo paese che criticano i giovani che al massimo si possono auto-infliggere la pena di essersi adeguati a ciò che gli veniva imposto/proposto dai signori “criticoni”.
    Si può dire ad un ragazzo che è da “stupidi” dirsi contro la politica quando l’unica politica che ha visto da quando è nato è stata quella clientelare? Se poi un giovane decidesse di entrare in un partito politico lo sapete quante possibilità reali ha di proporre attivamente qualche cosa? Ve lo dico: nessuna. A meno che qualche partito non decida di svegliarsi. Ho numerosi amici che da quando avevano 17 anni frequentavano la sezione dei DS(oggi PD) del loro quartiere quotidianamente. Attacchinavano manifesti come pazzi, facevano le loro mini campagne di tesseramento ma poi quando loro per primi proponevano un’attività territoriale e richiedevano un finanziamento al partito (tra l’altro il partito prende soldi-e non pochi-dal ministero delle politiche giovanili per le proprie sezioni giovanili che non si sa come vengono usati) non si vedeva un politico farsi avanti. A stento i politici “alti” si presentavano quando organizzavano delle conferenze (presenziavano). Oggi quei ragazzi dopo tanto lavoro sono ancora nella loro piccola sede di partito a sperare ma sempre più incazzati verso i vertici. I vertici dubito che li conoscano…però prima delle elezioni sono sempre presenti a chiedere di lavorare per la loro campagna elettorale.
    Il PD si è svegliato in campagna elettorale facendo delle candidature “spot” con dei giovani spuntati all’ultimo momento (si sono ricordati all’ultimo che ce ne erano un paio buoni).
    Si chiama mancanza di lungimiranza politica una situazione del genere. Non rendere partecipi i giovani attivamente all’interno del partito e non metterli alla prova al momento giusto alla lunga si rivolta contro i dirigenti perché se i giovani non sono dentro al partito rimangono comunque persone che votano e che conoscono la loro condizione. C’è da chiedersi che dirigenti politici ha il PD e da quanti anni essi sono i dirigenti di quel partito, fatti pochi calcoli si capisce da quanti anni chi fa politica si è totalmente disinteressato dei giovani.
    Ritornando a Ponza potrei fare un paragone sul perché dell’antipolitica: da quanti anni l’isola non ha un piano urbanistico particolareggiato? Direi circa dal 1983. Come hanno gestito da allora ad oggi l’urbanistica sull’isola tutti i sindaci? La risposta è ovvia.
    I partiti servono ma hanno dato un’immagine di sé pessima a tutte le generazioni che ho citato. Servirebbero partiti che ragionino in maniera diversa e servirebbe una classe dirigente diversa. Prima di criticare i giovani in questo modo come se fossero loro ad aver portato l’Italia in queste condizioni bisognerebbe avere la decenza di guardarsi allo specchio e di vedere chi ha gestito questo paese (giovani compresi) fino ad oggi e per quali interessi è stato fatto ciò.
    Dalla DC ai socialisti di Craxi in poi non è cambiato niente se non fosse che oggi alla gogna ci sono i magistrati che sembrano gli unici a cui importi veramente qualche cosa di questo paese. Ma la DC di Andreotti e Craxi hanno una “giustificazione” storica (dicesi guerra fredda in corso e dicesi pressioni degli USA affinché andasse tutto come volevano loro compreso eventuale ritorno ad un regime fascista -vedi capitoli: gladio,P2, terrorismo nero, terrorismo rosso,mafia, massoneria e chi più ne ha più ne metta) e dopo che è successo? Dopo la caduta del muro di Berlino come siamo arrivati ad essere il paese ideale di Licio Gelli? Ma qualcuno non si è impressionato a vedere che i piani di un tale individuo si sono concretizzati tutti? Chi è che c’era all’opposizione quando furono legalizzate le TV del biscione da parte di Craxi?(non ci fu un’opposizione a tale azione e sembra che non se lo ricordi nessuno…)

    I giovani hanno a cuore il futuro dell’Italia più dei vecchi visto che dovrebbero subire più di loro le conseguenze di tutto ciò, solo che si sentono tagliati fuori e mostrano come possono questo sentimento. Come se ci avessero timbrato alla nascita come “da non utilizzare”.

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