mag 23 2008

Giovanni Falcone

Tag:Gino Usai @ 14:03

di Gino Usai

Sedici anni fa, il 23 Maggio del 1992 a Capaci la mafia uccise il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta.

Quello si che fu un attacco al cuore dello stato.

Dopo soli 57 giorni, il 19 luglio, uccise anche Paolo Borsellino, amico e collega di Falcone.

Lo Stato per fortuna reagì in maniera ferma e determinata a quegli efferati omicidi, e seppure a distanza di tanti anni i responsabili delle due stragi sono stati individuati e arrestati.

Il presidente della Repubblica, nel ricordare l’anniversario della morte di Falcone ha detto: “L’impegno e la partecipazione di allora non possono subire flessioni, non è consentito ridurre il livello di attenzione rispetto” alla mafia, “un fenomeno pervasivo, pronto ad attuare le strategie più sofisticate per insinuarsi nella società minandone la vita democratica, la coesione e il progresso”.

E infatti la lotta contro tutte le mafie, grandi e piccole va portato avanti senza tregua.

Ieri Jovanotti, nel concerto tenuto al Velodromo di Palermo, ha letto una sua riflessione scritta subito dopo la notizia della strage di Capaci. Una vera e propria invettiva contro Cosa Nostra, con un “vaffanculo ai mafiosi”, mentre sul megaschermo del palco veniva proiettata l’immagine divenuta ormai famosa di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridenti.

Gino Usai

Una risposta a “Giovanni Falcone”

  1. MarianoPicicco ha scritto:

    Povera Patria
    Franco Battiato

    Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
    di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
    si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
    e tutto gli appartiene.
    Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
    Questo paese è devastato dal dolore…
    ma non vi danno un po’ di dispiacere
    quei corpi in terra senza più calore?
    Non cambierà, non cambierà
    no cambierà, forse cambierà.
    Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
    Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
    Me ne vergogno un poco, e mi fa male
    vedere un uomo come un animale.
    Non cambierà, non cambierà
    sì che cambierà, vedrai che cambierà.
    Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
    che possa contemplare il cielo e i fiori,
    che non si parli più di dittature
    se avremo ancora un po’ da vivere…
    La primavera intanto tarda ad arrivare.
    Mariano Picicco

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