giu 02 2008
Festa della Repubblica
di Gino Usai
I partiti democratici riuniti nel CLNAI che avevano condotto la lotta di Liberazione contro il nazifascismo, per la maggior parte di ispirazione repubblicana, si accordarono di indire, al termine della guerra e non appena le condizioni generali lo avessero reso possibile, un referendum sulla forma dello stato: monarchia o repubblica.
Insieme a questo referendum, sarebbe anche stata indetta una votazione per eleggere l’Assemblea Costituente che avrebbe avuto il compito di redigere una nuova carta costituzionale.
Così fu fatto. Vinta la guerra, il nuovo governo democratico, presieduto da Alcide De Gasperi, il 1 marzo 1946 avviò le procedure per la realizzazione del referendum istituzionale “monarchia o repubblica”. Il referendum fu indetto per i giorni 2 e 3 giugno, e il 12 marzo furono convocati i comizi elettorali.
Il 9 maggio il re Vittorio Emanuele lasciò l’Italia per l’esilio e abdicò a favore di suo figlio Umberto. Il 2 giugno gli italiani si recarono alle urne e per la prima volta nella storia del nostro paese anche le donne ebbero diritto di voto. Il 12 giugno, il governo trasferì i poteri al primo ministro Alcide de Gasperi, che assunse le funzioni di Capo provvisorio dello Stato. Il 13 giugno Umberto di Savoia, dopo aver fatto un proclama agli italiani, in cui contestava i risultati del referendum, partì in aereo per Lisbona. Il 18 Giugno la Corte di Cassazione proclamò i risultati definitivi del referendum e confermò la vittoria della repubblica con il seguente risultato: repubblica voti 12.718.641 pari al 54,3%; monarchia voti 10.718.502 pari al 45,7%. Nel nord Italia vinse la repubblica con il 66,2%; nel sud la monarchia con il 63,8%.
Nel Lazio si affermò la Monarchia, ma a Ponza vinse la Repubblica.
Due anni dopo, 1l 22 marzo l’Assemblea Costituente approvò la Carta Costituzionale, la legge fondamentale e fondativa dello Stato Italiano, che venne promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
« L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore. » (Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, già confinato a Ponza)
Quanto sangue, quanta fatica, quanti sacrifici costò al popolo italiano questa benedetta Costituzione.
« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. » (Piero Calamandrei)
Oggi in molti parlano di riformare la Costituzione. Rivediamola pure in alcune parti, per rendere le procedure di governo più snelle ed efficienti, ma non tocchiamo i principi cardine.
Teniamocela ben stretta al cuore la Costituzione Italiana. Garantisce la nostra libertà e la nostra vita democratica.
Nell’incontro con gli studenti al Palazzo Vecchio di Firenze il 31 Marzo scorso, il Presidente della repubblica Giorgio Napoletano ha dichiarato:
“Ho detto e voglio ripetere qui che oggi – nel 2008 -in Italia non c’è più nessuno dei partiti che parteciparono all’Assemblea Costituente, che si confrontarono, che ebbero divergenze ma che seppero trovare consensi larghissimi perché la Costituzione fu approvata dal 90% dei deputati all’Assemblea Costituente. Non c’è più nessuno di quei partiti: e oggi tutte le forze politiche nuove che competono per il governo del paese si riconoscono naturalmente nella Costituzione repubblicana. E voglio aggiungere che questo rappresenta più che mai un patrimonio comune. Nessuna delle forze oggi in campo può rivendicarne in esclusiva l’eredità né farsene strumento nei confronti di altre. Possono solo, tutte le forze politiche insieme, richiamarsi ai valori e alle regole della Costituzione, e insieme affrontare, con uno sforzo di consenso e d’intesa, la più larga, i problemi di ogni sua possibile specifica revisione. Vorrei guardare con questa speranza, con questa fiducia al prossimo futuro. Abbiamo bisogno che in Italia ci sia convinzione attorno ai principi e alle regole comuni della Costituzione. Bisogna che ci sia un autentico patriottismo costituzionale – voglio ripeterlo – che è parte essenziale del nostro senso della patria, della nazione italiana, e che è parte essenziale del nostro volere e difendere l’unità nazionale.”
Gino Usai

