nov 11 2008
Elogio della Utopia
di Luigi Tagliamonte
Per capire di cosa voglio elogiare è necessario definire il termine “Utopia”, ma questo dovrebbe essere semplice, il nome fu coniato da Thomas More (Tommaso Moro) per l’isola abitata da un popolo organizzato in una repubblica completamente e definitivamente regolata immaginandola come una società perfetta. Il termine è la parte comune delle parole greche traducibili con il non luogo ed il bel luogo. Nel tempo ha conservato il significato, anzi lo ha esteso dai luoghi alle idee. Quindi, oggi, un’utopia è una bella cosa, necessariamente bella, al di fuori della realtà.
Per renderci conto, però, cosa significhi in concreto devo prendere dei casi reali (anche se può sembrare strano parlare di utopia reale). Non è quello descritta da T.M. in “Libellus … “ (*) un progetto di società che possa essere molto amato, forse allora potrà essere stato visto come un obbiettivo fantastico, ma molto meno oggi; comunque il progetto di fondare una società più giusta, più sicura e più pacifista si può condividere. Oggi vivere sull’isola di Utopia ci sembrerebbe asfissiante e senza prospettive.
Tre delle maggiori ideologie che possono essere definite utopie e delle quali posso parlare sono: il Cristianesimo che pone il fine al di fuori della realtà terrena; il Liberismo che fa derivare da un mercato perfetto l’ottimizzazione di ogni equilibrio economico; il Socialismo con un modello di società che cancellerebbe automaticamente la sopraffazione dell’uomo sull’uomo.
Non sto ad analizzare la realizzabilità o meno di questo tre progetti sociali oppure le condizioni che gli sarebbero necessarie, ma posso affermare con certezza che possono essere compresi nella definizione di utopia. Ed è altrettanto certo che, negli ultimi due millenni, ciascuno di questi tre movimenti ha profondamente cambiato l’Europa e l’umanità. Naturalmente anche altri movimenti e fattori hanno imposto mutazioni, ma se confrontiamo il prima e dopo dell’avvento di queste idee non possiamo negare il cambiamento, tenendo presente il tempo necessario. Dalla società romana a quella comunale e rinascimentale; successivamente la società feudale che muta in quella borghese; infine il cambiamento tuttora in corso che potremmo provare a definire quello che da le leggi naturali che controllano l’uomo porta a l’uomo che controlla le leggi naturali.
È, dunque, l’utopia il motore necessario ad un movimento affinché questo abbia quella forza propulsiva necessaria a farlo rilanciare da generazione in generazione?
Luigi Tagliamonte
(*) “Libellus vere aureus nec minus salutaris quam festivus de optimo reipublicae statu deque nova insula Utopia” conosciuto come “Secondo Libro di quel parlamento che fece Rafaello Hytlodeo de l’ottimo stato de la republica Utopiense, per Tomaso Moro, cittadino e visconte di Londra”
Il libro è scaricabile da questa pagina:
http://www.liberliber.it/biblioteca/t/thomas_more/index.htm
Luigi Tagliamonte


12 novembre 2008, ore 18:20
Caro Gigi,
si, l’utopia è quel “motore necessario ad un movimento affinché questo abbia quella forza propulsiva necessaria a farlo rilanciare da generazione in generazione”.
Senza utopia non ci sarebbe alcuna possibilità di progresso sociale.
La libertà per gli schiavi; l’affrancamento per i servi della gleba; le otto ore per gli operai; l’Unità d’Italia; la fine del fascismo; la Costituzione e la democrazia; l’Europa Unita, non erano utopie agli occhi dei contemporanei? E Barak Obama per i negri d’America? Eppure si sono realizzare. Con fatica, ma si sono realizzate.
Starei attento però ad annoverare il Cristianesimo tra le utopie, perché per il credente il Cristianesimo è una realtà che si vivifica nell’azione quotidiana verso il prossimo, con opere di bontà e di carità. E il Regno dei Cieli è una realtà, non un’utopia.
Tricoli nella sua “Monografia” scrive: “Moro in tal maniera deliniava l’Isola, che intendeva farne una Utopia, e Delaporta così nel suo Magico descrive Ponza”
Voleva intendere che l’isola di Utòpia è Ponza?
Nell’isola di Utòpia la proprietà privata è vietata per legge e la terra deve invece essere coltivata, a turni di due anni, da ciascun cittadino, nessuno escluso; tutti hanno un lavoro, di 6 ore al giorno; nel tempo libero, tutti i cittadini possono altresì dedicarsi alle proprie passioni e professioni abituali, ma un posto fondamentale è occupato dallo studio delle scienze e della filosofia. La famiglia, allargata e monogamica, rappresenta un nucleo fondamentale. L’adulterio è severamente punito, l’individuo viene incarcerato e incatenato con catene e biglie d’oro. L’oro nell’Isola di Utòpia non vale nulla!
Come si vede, siamo molto distanti da quell’Isola.
A Ponza avere un parco giochi per i bambini è già un’utopia.
Ma per quell’utopia, caro Gigi, dobbiamo ancora batterci.
Perché i bambini saranno i nuovi abitanti dell’Isola di Utòpia.
“Io nacqui a debellar tre mali estremi;
tirannide, sofismi, ipocrisia [...]
Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno,
ingiustizia, lussuria, accidia, segno,
tutti a que’ tre gran mali sottostanno
che nel cieco amor proprio, figlio degno
d’ignoranza, radice e fomento hanno.”
(T.Campanella, da Delle radici de’ gran mali del mondo)
Gino Usai