feb 06 2009

Faccette verdi

Tag:Enzo Di Giovanni @ 21:10

 Di tutte le “porcate” che si ricordino, quella approvata all’interno del cosiddetto pacchetto sicurezza al Senato, la facoltà cioè dei medici di denunciare gli extracomunitari che si avvalgano di cure mediche, per quanto mi riguarda è la più indigesta.

Ovviamente, come tutte le porcate, si ammanta di una sorta di autolegittimazione, non potendo contare, per natura, di una legittimazione etica e costituzionale.

I medici saranno “liberi” di denunciare (prima erano obbligati a non farlo), e la parola “libertà”, si sa, fa molto salotto-bene, a destra: chissà che anzi non si possa coniare il neologismo “buonismo social-leghista”.

Liberi, che diamine, mica obbligati! Inoltre Schifani si premura di informarci che gli extracomunitari potranno comunque rivolgersi al servizio sanitario, quasi come fossero dei cittadini, bontà sua. Semplicemente, sappiano che il medico che li curerà potra essere “libero” di denunciarne la clandestinità. Insomma non cambia nulla, solo un ulteriore trionfo di legalità. Dura lex, sed lex.

Legalità?

La carta dei diritti universali dell’uomo prevede che questi siano sempre al di fuori ed al di sopra delle leggi nazionali. E il diritto alla salute è il primo, inalienabile, dei diritti.

Vogliamo parlare di sicurezza, argomento tanto caro al governo in carica?

Quale sicurezza se un “extracomunitario”, che non sarà un “cittadino”, ma che “purtroppo” per una strana legge fisica si comporta esattamente come un “cittadino”, e cioè mangia-beve-dorme-defeca nei locali pubblici, prende i mezzi pubblici, fa l’amore, lavora, insomma “vive”, incredibile a dirsi, d’ora in poi eviterà come la peste gli ospedali?

Chi monitorerà, a proposito di peste, il movimento di moltitudini di persone e della trasmissibilità di eventuali patologie ad esso correlate (problematica questa non secondaria nell’epoca del villaggio globale?)

Insomma, fanno acqua pure nel loro stesso campo.

Comprensibile: è lo scotto da pagare, il tributo al santo demone dell’ideologia.

Niente cure per gli ultimi del mondo, per gli esclusi alla mensa dei signori in camicia verde. Inaugurazione del reato di clandestinità. Schedatura dei clochard. Tassa sul permesso di soggiorno. Via libera alle ronde padane.

In compenso, niente carcere per i writers, in nome, giustamente, della libertà d’espressione, quando è finalizzata all’arte.

Suppongo che libertà d’espressione sia pure prevista per gli imbrattatori dei puttanai televisivi, tra veline, velone, amici, grandi fratelli, fattorie, sgarbi, frizzi e lazzi quotidiani: non vi è traccia di essi nel ddl approvato al Senato.

W la libertà!

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