mag 21 2010

Chiaja di Luna

Tag:Gigi Tagliamonte @ 12:37

Oggi 21 Maggio, due terzi di primavera, la spiaggia di Chiaja di Luna è ancora chiusa.
Negl’ultimi anni mi è capitato di dover dire a qualcuno che mi chiedeva come andare a Chiaja di Luna che la si poteva solo guardarla dal belvedere o più avanti dalla Linguana. Ieri l’altro passando per la panoramica ho visto che non è più possibile nemmeno questo. Spero solo per la contingenza dei lavori.
Certamente questa non è l’unico causa della situazione di crisi in cui si trova l’isola, ma è altrettanto certo che l’inaccessibilità del mare abbatte tante buone ragioni per venire a Ponza.
Ho sentito diverse proposte per garantire la sicurezza dei bagnanti, alcune d’ispirazione ponzamericana, come quella di costruire un muraglione oppure l’altra di tagliare la roccia a gradoni. Non occorre commentare.
Ancora una proposta gode di una certa considerazione, quella di allungare la spiaggia costruendo una scogliera davanti. Dubito sull’efficacia, perché di quante decine di metri occorrerebbe allungare la spiaggia per poter stare in sicurezza sul bagnasciuga. Quanto costerebbe e quanti anni occorrerebbero per fare la scogliera; quanti anni occorrerebbero per allungare la spiaggia. Infine la baia con questa spiaggia enorme e questa scogliera in mezzo ne risulterebbe completamente e definitivamente sfigurata.
L’altra di minore impatto quella della rete, la via fin qui seguita, non garantisce granché, tant’è che la rete c’è e la spiaggia è chiusa. Ora stanno cambiando la rete, e tra breve il lavoro sarà terminato, ma questo servirà a riaprire la spiaggia. Se riaprirà, quanto resterà aperta ? E quando sarà aperta quanto sarà realmente sicura ? Chi monitorerà lo stato della rete ? Ogni anno saremo in bilico per la riapertura ?
Occorre trovare una soluzione che salvi l’economia dell’isola e salvi la spiaggia, occorre lasciare la spiaggia così com’è nella sua naturale bellezza.
Magari togliere la rete.
Mettere in sicurezza giusto l’uscita della galleria, lo stretto indispensabile; far partire da lì una passerella galleggiante fino a raggiungere una piattaforma, sempre galleggiante, ancorata oltre la Punt’u Fuoco. Ancora più fuori dovrebbe essere ancorata una barriera frangiflutti sempre galleggiante.
La piattaforma deve essere pensata e progettata come uno spazio balneare, utilizzabile da tutti, dove si possa prendere il sole, stare con i piedi a mollo, stare all’ombra, ci sia un po’ di sabbia per i bambini, ci si possa tuffare, salire e scendere in acqua e ogni altra attività balneare si possa compatibilmente immaginare.
Trasformare la difficoltà di una spiaggia divenuta ostile in un vantaggio, una struttura (a basso impatto perché asportabile ed asportata ad ogni fine stagione) che permetta di godere l’ambiente senza distruggerlo.
Due pregiudiziali: una che l’accesso deve essere gratuito (anche se ovviamente contingentato) l’altra che la gestione e il controllo debbano essere pubblici.
Luigi Tagliamonte

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