giu 18 2010

GALITA:PONZA IN TERRA D’AFRICA.

Tag:assunta silveria scarpati @ 2:07

INCONTRO TRA I GALITESI  CHE RISIEDONO A LE LAVANDOU E LA NOSTRA COMUNITA’ IN OCCASIONE DELLA VISITA ISTITUZIONALE DEL VICE SINDACO E DELL’ASSESSORE. NEL 1959 I GALITESI LASCIARONO JALTA PER TRASFERIRSI A LE LAVANDOU E COME TUTTI BEN SAPPIAMO “QUEI GALITESI” ERANO PONZESI…PEZZI DELLA NOSTRA STORIA CHE RITORNANO ALL’ISOLA NATIA!!!
DURANTE IL CORSO DELL’INCONTRO CI SARA’ LA PROIEZIONE DI UN DOCUMENTARIO DI PESCATORI PONZESI ALLA GALITA DEL 1940,UN CORTOMETRAGGIO CON TESTIMONIANZE DI PONZESI E L’ALLESTIMENTO DI PANNELLI FOTOGRAFICI CON FOTO D’EPOCA DEI GALITESI E DEI PONZESI.
E’ UN’EVENTO IMPORTANTE,RICCO DELLA NOSTRA STORIA E DELLE NOSTRE RADICI, E’ L’OCCASIONE PER INCONTRARE DEI FRATELLI LONTANI….

L’APPUNTAMENTO E’ ALLE ORE 20.00 IL 19 GIUGNO PRESSO IL MUSEO COMUNALE ALL’INGRESSO VICINO LA SCUOLA MEDIA.

2 risposte a “GALITA:PONZA IN TERRA D’AFRICA.”

  1. Enzo Di Giovanni ha scritto:

    Sono sempre stato attratto dalle storie dei ponzesi “dispersi” nel mondo. Perchè quella della dispersione “è” la nostra storia. Essere ponzesi infatti, come ben sappiamo, significa essere costretti a migrare di continuo:
    per necessità, cercando terre dove poter sperare di migliorare la propria condizione socio-economica, come accadeva soprattutto a cavallo tra le due guerre del secolo scorso;
    per mancanza di risorse e di qualità di vita, come accade adesso con la consuetudine sempre più marcata di svernare a Formia perchè ci sono migliori strutture in genere (uffici, negozi, strutture sanitarie, ecc.),
    con i giovani costretti a spostarsi per motivi di studio e che poi il più delle volte non tornano più a vivere sull’isola, non essendoci quelle garanzie minime per poter esercitare attività lavorative che non siano quelle sinergiche al “turismo” (per turismo ovviamente intendo quel mercato caotico e poco strutturato che si è formato non per programmazione ma solo per iniziative private, e di conseguenza assolutamente inadeguato).
    In tutte le storie di migrazione della nostra gente c’è una costante che rende questo fenomeno interessante ed anzi forse “illuminante”: i “ponzesi in fuga” (galitesi, newyorkesi, di Bahia Blanca, ecc.) dovunque vadano riescono ad emergere, riescono a dare il meglio di se sia come individui che come comunità. Riescono anzi ad “essere comunità”, soprattutto in quelle terre di frontiera dove la competizione multietnica spinge ad integrarsi o scomparire.
    Insomma, diventiamo un grande popolo, forte, convinto dei propri mezzi,fiero della propria cultura e delle propre origini.
    Esattamente l’opposto di quanto avviene qua, sull’isola madre, dove a stento ci si saluta, dove si subisce il fascino di modelli (?) “alternativi” dettati dall’esterno e spesso, sotto sotto, ci si vergogna di essere ponzesi, quasi fosse un marchio, una gogna da portare come una penitenza.
    Dove ci si sente inadeguati, e dove diamo poco credito sia a noi stessi che agli altri, e dove si assiste, spesso con inerzia, ad un declino sociale, politico ed economico che sembra inarrestabile.
    Ecco perchè credo sia importante per tutti conoscere e non perdere il flusso della nostra storia: essa rappresenta uno specchiarsi, un guardarsi dentro utile oggi più che mai, più di mille vetrine e lustrini, perchè oggi non siamo più una comunità, e dobbiamo ridiventarla.

    Enzo Di Giovanni

  2. ritabosso ha scritto:

    al tema dei ‘ponzesi dispersi nel mondo’, la rivista La Rassegna d’Ischia ha dedicato alcuni articoli; sul numero di febbraio 2010 il mio contributo, dedicato ai ponzesi che hanno studiato ad Ischia.

    http://blog.libero.it/ponzabiancoenero/view.php

Lascia una risposta

Devi essere "loggato" per poter inserire un commento.